26 giugno 2009

Blog chiuso per ferie fino al 16/8/2009

Sorelle e fratelli,
ho da darvi due notizie, l’una buona e l’altra cattiva.

La buona è che non mi leggerete per un po’ di tempo.
La cattiva? Che tornerò, in tempo per il raduno alla Sauna Sporting.


Vi lascio col nitido video gentilmente concessomi dall’Agenzia Pomilio-Longoria.
Per l’ultima volta tutti insieme, i gladiatori di una Squadra speciale.
Una serena estate a tutti.
Anche da parte di Brandon Brown e Valerio Amoroso, con un saluto e un ringraziamento,

Delonte Arenas #0

Un anno col Teramo Basket

Non finirò mai di ringraziare il mio ignaro responsabile per non avermi ancora tolto Internet.
L’avesse fatto, lo facesse, priverebbe l’umanità cestistica d’un letterato, incompreso come tutti i veri letterati.

Tifose/i e simpatizzanti del Teramo Basket,
fossi in voi,
io invierei il tutto alla stampante e rilegherei con cura.
Trattasi di Capolavoro.

Con Ferrara: Il bicchiere tutto pieno

Dopo Biella: Brandon Brown non ha prezzo

Con Siena: Quello era fallo!

A Roma: Low cost

Dopo Cantù: Don’t worry be Teramo

Con Caserta: Ngh’ li mane e ngh’ li pite

Dopo Udine: Dell’avere una squadra con le Palle

Con Pesaro: Mannaggia a te, Jasmin

A Rieti: Gimme five

Con Milano: Del fare buon viso a…

Dopo Casalecchio: SOCMEL

Con Avellino: TUTTI QUANTI A PSG

A Porto San Giorgio: Ma tanto sabato perderemo

Con Treviso: Siamo proprio delle teste di… serie

Dopo il PalaDozza: Porno Teramo

Dopo Ferrara: Il fattore Fortuna

Con Biella: DIVOSCION

Dopo Siena: Bisogna saper perdere

Con Roma: APRITE QUELLA PORTA

A Casalecchio per la Final Eight: Casalecchio di Reno, provincia di Teramo

Con Cantù: Teramo e Cantù

Dopo Caserta: Mezzo Gaudio

Con Udine: Soffrendo è più meglio

A Pesaro: Die Hard – Duri a morire

Con Rieti: Poeta, abbiamo un problema

Dopo Milano: Siamo tutti Aquilani

Dopo Avellino: Orgoglio Abbbruzzese

Con la Sutor: Teramo Vs Montegranaro

Con la Virtus Bologna: Fattore TE-RA-MO

Dopo Treviso: Assente giustificato

Con la Fortitudo: SERIE B, SERIE B, SERIE B

Con Milano, gara-1: Al piacere di crederci ancora

Dopo Milano, gara-2: Non abbiamo sentito la campana

Con Milano, gara-3: Ancora uno Bucchi, ANCORA UNO

Dopo Milano, gara-4: La Pallacanestro non è un film

25 giugno 2009

Mercato Teramo Basket: Drake Diener ed altri vaticini

Dopo una mattinata trascorsa nei meandri del civico 12/A di Via De Albentiis, ho deciso di mettere sul piatto tutta l’enorme credibilità maturata in due anni da anonimo grafomane webbaro.

Solo una prece: prendetelo come un vaticinio informato, se qualcosa dovesse non avverarsi non spernacchiatemi nei commenti. Almeno non prima di Ferragosto.

Aggiungo che alla redazione di questo post non hanno collaborato – in alcun modo – né Luigi Aurelio Pomante, né Paolo Marini, né Dino Cardarelli, né Rino Orsatti.

Ogni azienda del mondo rispetta una direttiva: mai concedere un'altra chance a chi si è tirato indietro.

Evidentemente, dopo il rifiuto all’ultimo giro della scorsa estate, il TB ha deciso che per Drake Diener si potesse fare un’eccezione. E stavolta Drake ha detto sì.

Drake Diener a Teramo.


Allibisco leggendo certe cronache da oltre-Tronto: i pessimi rapporti tra Aurora e TB non incideranno sul futuro di Maggioli. Il futuro di Maggioli lo deciderà Maggioli, e Maggioli ha già scelto.

Michele Maggioli a Teramo.


Per ammissione del suo mentore, potrebbe fare il cambio e non il titolare, quindi in parte dipende dal Figaro Poeta. Però Treviso, Cantù e Caserta hanno già occupato le caselle. Alla fine, dietro Poeta od altro italiano, tornerà dal suo Capo.

Tony Maestranzi a Teramo.


Chi sarà l’ala piccola titolare?

Non Matteo Soragna.

Federico Mellone su DelonteSpia

Che ci faceva il baffetto canuto del Presidentissimo della Pallacanestro Roseto 1946, sig. Federico Mellone (nella foto un suggestivo primo piano d’un suo predecessore: Antonio Norante, nDA), oggi alle 12.15 ca in centro a Teramo, ansioso al cellulare?

Chi stava aspettando il guardingo Mellone su Corso San Giorgio, lato Delfico, dinanzi alla vetrine Victory?

Con chi aveva appuntamento?

Con l’avvocato Malignano Stuart d’ingresso adiacente?

Con l’avvocato Lino Nisii, in uscita 50 metri più a nord-ovest dalla sede Banca Tercas?

E dove si è recato poi Mellone col suo misterioso seguito, al Caffè Grand’Italia?

Domande senza risposta: andavo di fretta.

23 giugno 2009

Ferdinando Minucci e il potere mafioso di TriplaDoppia

Nella home del mio testamento cestistico estivo non poteva mancare il video più Geniale nella storia di Youtube, ed aggiungerei anche Youporn.

Giancarlo Migliola e Marco Bonfiglio…


… tutto il resto è NOIA

Dio salvi Papagnò e la Sutor

Un po’ ci stanno provando a rovinare l’incantesimo, ma io dico che non ce la faranno.
Leggo di Frates ma spero Sacchetti, leggo di Diener “scippato” da Teramo al mentore GM Vacirca, e nel caso fosse vero non mi dispiacerebbe neanche.
Leggo troppe cose che non mi appassionano.

Per farla breve: io continuo a concordare con quanto proferito a suo tempo (qui) da Barbara Matera.

Patrizia D’Addario trans nuda con Silvio Berlusconi sul nuovo Superbasket

Nuovo scoop del toscanaccio Claudio Limardi, che purtroppo stavolta non ha voluto concedermi l’esclusiva della copertina da oggi in edicola.
Dopo sei mesi di direzione, lo devo ammettere: Limardi ha ringiovanito Superbasket, oggi si parla più di basket giocato e meno di fuffose trame politiche, come ai tempi del palloso Montorro.

I miei complimenti al Direttore.

Ma come cazzo si fa, a non tifare Cantù?

Da quando l’IBR Teramo si è ricostituito ha maturato rivalità a rotta di collo.
Vado a memoria: Avellino, Treviso, Fortitudo, Milano e Siena. Che si aggiungono a Roma e Rieti.

In questo bel quadretto, gli unici della A che ancora ci vogliono un po’ bene sono gli Eagles di Cantù.
Un bene che personalmente ricambio da molto prima che nascesse la simpatia tra ultras.
Mò l’auspicio per il prossimo anno è ovvio: non lasciateci da soli, sulle tribune della Futurshow Station.
Che c'abbiamo paura, cazzo!

A.A.A. Roseto Cercasi

Dall’anno che l’ha consacrata Barz’llott’ nazionale, Ginoble City esce comunque con due ricordi positivi:
- il DVD “Uno, due, tre… RO-SE-TO” sulla storia del tifo (e delle mazzate);
- l’album fotografico sulla storia della Lido delle Rose, venduto a prezzi da Munch.

Tutto il resto, e non è poco, si può recapitare all’indigeno ex assessore regionale ai concorsi truccati, Marco Verticelli.

Tutto il resto è, anche:
- una politica cittadina arci-unta, sempre votata con numeri iraniani (o bulgari). Niente si muove se prima non passa da casa Ginoble, cordate di basket comprese;

- un tifo ammosciatissimo, tra ultras lanciatori di pietre e tribunanti che non tengono un coro che sia uno. A parte la Nord, un mortorio. Per non dire degli abbonamenti (che gli ultras non di rango hanno pagato soli 85 €, mentre quelli “di rango” son sempre entrati gratis) o dei biglietti, sovente sostituiti dai Ginoble-Pass;

- una stampa locale competente in materia, ma sovente di prostitute intellettuali. Hanno provato fino ad aprile a nascondere gli scioperi (i primi già a gennaio) ed i ritardi di pagamento (alcuni dello staff non hanno visto mezzo stipendio ;-), per non disturbare i loro manovratori ed amici.
Finché il giornalista ROSETANO più autorevole sarà Luca Maggitti (in questi giorni molto adirato con Silvio B: per invidia nei confronti di Patrizia D’Addario, riferiscono le malelingue, ndr) conferenziere di trasparenza con Travaglio nel tempo libero e Capo di Gabinetto part-time del Sindachissimo berlingueriano Franco di Bonaventura nel tempo clientelare… il terreno per gli Amadio, per i Martinelli e per i Mellone sarà sempre fertile, ed i veri appassionati continueranno a fare gli abbonamenti per poi prenderlo in quel posto.

L’auspicio per il prossimo anno? Una bella e salutare C2.
Senza don Masino Ginoble in tribuna, senza i Paoletto “Non pago il biglietto” a zonzo e senza i lacché in tribunetta stampa.
250 Appassionati per una nostrana partita di C2, a Roseto, si troveranno sempre.

P.S.
Vi volete fare ancora due risate?
Andate su http://www.pallacanestroroseto1946.com/
E poi guardatevi ‘st’intervista di Lecchino Maggitti a Domenico Sorgentone.
E' di un anno fa, come passa il tempo...

22 giugno 2009

BASTA

E' ora di dire basta con tutta questa violenza nel basket, basta con la legge della Jungla!!! (cit.)


SOLO MIGLIOLA

Gaetano Papalia: da panciuto Presidente o da grasso Curvaiolo

Quando Big Gaetano autografò la lettera in allegato nessun discepolo di Flavio Tranquillo avrebbe quotato la salvezza sportiva di Rieti, e nessun pazzo lo sarebbe stato al punto da immaginarne anche una economica.
Invece Rieti è ancora in piedi, con davanti l’ultimo ostacolo della corsa: la firma – promessa pubblicamente – dell’Acea per la sponsorizzazione del vecchio Palaloniano.
Si potrebbe discettare a lungo, sull’opportunità di tanto intervento pubblico a sostegno di società private sportive, ma dovremmo includervi anche altrui ingenti sponsorizzazioni para-pubbliche (Lottomatica, Air, etc…) senza dimenticare gli usurai legali (MPS, Tercas, Carife, etc…).
Sarebbe un vaneggiamento lungo, inutile e poco piacevole.

E’ piacevolissimo, invece, ricordare lo slogan finale di questo campionato, preso in prestito da un mio alter-ego: TERAMO salva RIETI.
Rieti ci ha regalato la più bella storia di pallacanestro dell’anno, e se c’è una cosa di cui – da tifoso teramano – vado particolarmente orgoglioso (dopo i 1200 di Casalecchio) è l’aver contribuito a scriverne il finale.
Adesso voglio proprio vedere come faranno i Reatini ad insultare ancora Valerione (che ha messo il canestro della loro salvezza) o ad intonare “teramano pezzo di m…” :-)
Se fosse ancora in linea, mi rivolgo all’amico Marco da Rieti, in buoni rapporti con la Terminillo: visto che all’IBR interessa poco o nulla di questa rivalità, perché non la fate finita? Perché, frà, non ci offrite un po’ di porchetta locale la prossima volta che saliamo in via Campoloniano?

Perché quella al PalaSojourner, personalmente, è stata la più bella trasferta dell’anno, e perché io al PalaSojouner ci voglio tornare pure il prossimo, di anno.
Per vedermi Sebastiani Rieti contro Teramo Basket.
E per rivedere Big Gaetano, ma da panciuto Presidente.

In attesa dell’ultima battaglia dinanzi alla Com.Tec, vi richiederei cortesemente di alzarvi in piedi ed urlare forte al mio “tre”.
Uno, due, tre …

Lettera aperta del 27/02/2009


Nelle società di capitali gli amministratori hanno precisi obblighi da adempiere quando ricorrono certe condizioni economico-patrimoniali.

L'avventura della serie A è come una sontuosa cena apparecchiata su un tavolo a 4 gambe: il sottoscritto con le proprie risorse, i tifosi con la loro presenza al Palazzo (biglietti ed abbonamenti), le istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione) e gli operatori economici (imprenditori e commercianti).

Quest'anno due gambe si sono dimezzate:

1) quella delle istituzioni (da un lato la Regione latita da oltre 5 mesi e dall'altro lato le promesse sul "sicuro" intervento dell'ACEA sono sfumate nel più sordo dei silenzi).

Risultato: - 850.000 euro;

2) quella degli operatori economici (ad eccezione della Solsonica pre-contrattualizzata e della CA.RI.RI., la congiuntura economica ed un po' di carenza di orgoglio cittadino hanno fatto dileguare quasi tutti gli sponsor minori e gli inserzionisti di pubblicità all'interno del Palazzo).

Risultato: - 500.000 euro.

Delle altre due:

3) quella dei tifosi ha sostanzialmente tenuto assorbendo gli inevitabili aumenti con grande sacrificio ma confermando la loro straordinaria passione. Il PalaSojourner ha registrato una riduzione nel totale delle presenze solo per effetto della rinuncia dei "modaioli", nucleo riempitivo ma palesemente inaffidabile nei momenti più critici.

Risultato: - 100.000 euro;

4) quella del sottoscritto ha straripato rispetto al proprio impegno versando, nell'arco di undici mesi, nelle casse della Società (come documentato dalle contabili bancarie) la somma 1.580.000 euro, oltre al frequente pagamento diretto dei conti alberghieri delle trasferte e degli atleti a Rieti (Green permanentemente al Quattro Stagioni e tutti quei giocatori rimasti in attesa del reperimento di un alloggio definitivo) ed oltre a varie altre erogazioni in circostanze di particolare urgenza.

Risultato: + 1.700.000 euro.

A questa situazione si é aggiunta la perdita di circa 250.000 euro per la differenza di cambio euro/dollaro determinata dal fatto che i contratti con i giocatori statunitensi sono stati stipulati, come normale, a luglio 2008 (con il dollaro a quota 1,60) mentre i pagamenti sono stati effettuati, come logico a seguito delle loro prestazioni, da ottobre 2008 in poi (con il dollaro a quota 1,25/1,20).

Dal saldo algebrico che ne deriva si può constatare che la posizione debitoria della Società (prodotta, sia chiaro una volta per tutte, dalla insufficienza delle entrate nel susseguirsi di questi ultimi tre anni) si è ulteriormente aggravata e le conseguenze sul bilancio hanno ormai assunto una dimensione tale da rendere obbligatorio, per qualunque amministratore, l'avvio di procedure dolorose ma non più procrastinabili.

Occorre tener presente che il budget della Seba è il più basso (circa 3 milioni e mezzo di euro) rispetto a tutti quelli dei club di serie A e la polemica sui presunti sprechi è speciosa e diretta ad additarmi come capro espiatorio della grave situazione in atto. Sono pronto a dimostrare l'oculatezza della gestione in ogni particolare, attraverso una puntuale informativa sui costi, motivandone l'adozione e dissolvendo il qualunquismo di chi non sa di cosa sta parlando e continua sulla strada della gratuita e sterile maldicenza.

La vicenda di Patricio Prato mi ha profondamente amareggiato innanzitutto sul piano umano ed ho tanti e tanti motivi per affermarlo con totale delusione.

Riguardo poi all'immediato futuro, sotto il profilo agonistico, le conseguenze sono intuibili e le difficoltà si inaspriscono. Occorre non perdere la lucidità e decidere per il meglio.Il Consiglio di Amministrazione di lunedì sera dovrà ponderare serenamente e responsabilmente le iniziative da adottare ed io, mio fratello e mia figlia (tre dei nove membri del CdA), esprimeremo un solo unico voto, per liberare il più possibile gli altri consiglieri dal condizionamento del nostro pressoché totale coinvolgimento economico-finanziario.

Spero che questa mia nota possa essere stata esauriente sul piano della corretta conoscenza delle problematiche gestionali.

Sul piano invece della dedizione personale, l'amore per i colori amaranto-celesti della mia città è un patrimonio presidiato dalla mia coscienza e solo chi mi conosce davvero ne è consapevole. Saranno forse pochi perché pochi hanno saputo leggere dentro di me la lealtà di tante cose che non ho mai voluto dire e che, per questo motivo, ho pagato personalmente a caro prezzo, incassando da diversi tifosi invettive e velenose illazioni, tanto ingiuste quanto dolorose.

La mia è stata una scelta morale e le critiche dei miei detrattori sono comprensibili e non li rende colpevoli di avermi offeso e persino insultato. Perciò non nutro alcun rancore ed ho sempre saputo che un giorno la memoria collettiva di tanti successi e di tante gioie sarebbe svanita.

Ma non per questo, smetterò di impegnarmi con tutto me stesso fino all'ultima e più remota possibilità di continuare a far sventolare le nostre bandiere,
da panciuto Presidente o da grasso Curvaiolo, proprio come quando a 14 anni (e 110 chili in meno) mi innamorai perdutamente della Seba.

Cordialmente,

Gaetano Papalia

21 giugno 2009

In memoria del Campli Basket, in nome della Pallacanestro camplese

Prima della pausa voglio dedicare un pezzo a tutte le “mie” squadre , pur con vari accenti, sì da lasciarle tutte in homepage.
Comincio con quella di cui so meno, pur essendo la più vicina territorialmente.

Cinque anni fa Aldo Maddes vendeva il titolo di Campli, appena retrocesso dalla B1, al Silvi. Lo svendette anziché lasciarlo in Comune al neo sindaco Stucchi, da poco sostituito da Gabriele Giovannini.
In questi 5 anni Chimbl ha vinto un campionato di C2, ha fatto i playoff di C1 per poi rivendere il titolo e scivolare in D, dove giocherà pure l’anno prossimo.

Se ho un rimpianto legato al basket è quello d’aver visto la prima partita del Campli solo due anni fa, in occasione di gara-2 di finale promozione contro Spoltore, una delle partite più emozionanti che ho visto dal vivo, benché fosse solo Serie D.
Ci scrissi pure un commento s’un forum su quella partita (il mio debutto sul web, per la cronaca ;-), e qualche mese fa ho scoperto che l’avevano persino pubblicato sull’unico organo d’informazione del Granducato farnese: Campli Nostra Notizie.
Si trova ancora sul sito di CNN e a rileggerlo oggi arrossisco, tanto era ingenuo ed infantile.
Di quella sera mi ricordo le lacrime di commozione, quando partì il primo coro ritmato CAM-PLI CAM-PLI, cantato da tutti i 500 presenti. E mi ricordo le facce di tanti conoscenti, come il signor Meloni, il mio panettiere, zoppicante dietro al canestro.
A quella partita (persa con una tripla assurda da 10 metri sulla sirena) c’andai per caso, su dritta d’un Camplese di montagna (noi de La Post siamo solo Farnesi di spiaggia, tengo a ribadirlo) anche spinto da un episodio di qualche settimana prima.

Avevo accompagnato un congiunto a Milano, in una clinica nella zona del Politecnico. Sette ore di treno da Giulianova alla Stazione Centrale, la gran parte delle quali con un logorroico pescarese in fronte.
Metro ed arriviamo trafelati all’accettazione.
Problema: il mio congiunto ha un leggerissimo accento non padano, dall’altra parte del vetro c’è uno che fa finta di non capire i suoi dati.
Quando si arriva al “comune di residenza” si fa notte: “Carpi? Campi? Campoli?”.
Ma dopo dieci secondi, l’illuminazione: interviene il vicino del legaiolo e fa “Ma dai, è Campli, dove c’è la squadra di pallacanestro”.
Intervengo per chiedergli conto di tanta memoria.
Disse che era un grande tifoso dell’Olimpia Milano, ma prim’ancora un appassionato, e che quel minuscolo paesino gl’era sempre stato caro, quasi una seconda squadra del cuore.
A quel punto, perplesso, gli chiesi se fosse figlio di emigranti abruzzesi.
No, era uno dei pochi milanesi DOC oggi rimasti, semplicemente aveva simpatizzato a distanza per quella cittadina che neanche trovava in tutte le cartine.
E lì fu lui a farmi una domanda: “Ma che fine ha fatto, dove gioca oggi?”.
Non riuscii a dirgli altro se non che giocasse nei campionati regionali, mi accorsi che lui – 40enne milanese – sapeva del Campli Basket più di quanto ne sapessi io, da quasi ventanni residente a La Post di Campli.
Vergognoso.

E ancora oggi non ne so a sufficienza.
Nessuno ne parla a sufficienza, i camplesi in primo luogo, tanto che non c’è neanche un luogo, una stanza-museo in paese, dedicata a foto e scritti sui 60 anni di Pallacanestro farnese.
Ho trovato tre pezzi sul web, tutti tratti da CNN, scritti da Camplesi DOC in tipica dialettica camplese, ovvero a pane e porchetta, e li allego.
Il primo è sulla promozione in B1 del 2002-03, il secondo è un appello del maggio 2004 prima della scomparsa, il terzo è del luglio 2004 dopo la scomparsa.
Nel mezzo ci metto tre video, nell’ordine: breve presentazione della città, sagra della porchetta (evento di culto per l’intero Abruzzo e non solo) sulle note di Roppoppò, viaggio sulle strade malmesse del granducato, con passaggio dinanzi al PalaFarnese al minuto 3.

Al prossimo anno chiedo di farmi tornare al PalaFarnese, magari in giugno.
Magari per “Una sera a Campli, come ai vecchi tempi”, che finisca diversamente rispetto a quella di due anni fa.
Per onorare l’unico sport della piccola Campli: la Pallacanestro.


Campli torna in B1 (2002-03)
Dopo 2 anni di immeritato purgatorio, la Pallacanestro Campli, torna meritatamente a partecipare nel massimo campionato dilettantistico italiano di basket. La stagione appena conclusasi, ha visto il sodalizio Farnese abbattersi come un rullo compressore sul girone D di B2, il quale annoverava, fra l’altro, diverse formazioni di alto spessore tecnico che ambivano anch’esse al passaggio di categoria. La squadra, allenata da coach Binetti, però, non ha quasi mai avuto rivali, piegando una dopo l’altra ogni formazione che domenicalmente tentava di opporsi.
La compagine camplese ha, infatti, terminato la fase regolare del campionato con ben 8 punti di vantaggio sulla seconda, cioè l’Atri.
Proprio la formazione Ducale è stata la squadra che più ha dato filo da torcere al nostro quintetto, dando vita ad un finale di play off entusiasmante tanto da richiamare al PalaFarnese quasi duemila spettatori nelle ultime due gare. Tanta e tale, però, è stata la differenza di valori tra le due formazioni che solo in gara 3 di play off, Avenia e compagni hanno avuto qualche momento di difficoltà, dovuta soprattutto alla tensione per l’importanza della posta in gioco, ma che, alla fine, si è trasformata in un tripudio di gioia per la vittoria finale, la quale sanciva finalmente il ritorno in serie B d’eccellenza della nostra società.
Oggi il sogno si è nuovamente avverato.
Campli parteciperà nuovamente al campionato che più le compete e le si addice per blasone e tradizione.
La retrocessione di due anni fa è un ricordo assai lontano che gli sportivi camplesi sperano di non rivivere mai più. Meritano menzione particolare, coloro che hanno permesso che tutto ciò accadesse.
I dirigenti, armandosi nuovamente di coraggio, determinazione e perseveranza,dopo un’attenta programmazione societaria che teneva d’occhio soprattutto il bilancio, hanno riportato la nostra gloriosa società a competere nuovamente
in un campionato d’altissimo livello come quello di B d’eccellenza. È bene ricordare, infatti, che in questa categoria militano i migliori giocatori italiani,visto che la serie A l e la LegaDue sono, ormai, campionati dove la fanno da protagonista solo o quasi giocatori di altre nazionalità.
Non possiamo dimenticare, però, il fondamentale e calorosissimo apporto dell’appassionatissimo e competente popolo camplese che, soprattutto nei momenti di difficoltà, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno sugli spalti del Palafarnese.
lnfatti, in numerose occasioni, e qualora ce ne fosse stato il bisogno, il pubblico è diventato “il sesto uomo in campo”, risultando, alla fine, determinante quanto e più di quel giocatore che ha nelle mani la classica palla-bomba da far esplodere nel canestro avversario nell’ultimissimo secondo per affermare la vittoria della propria squadra. Ora l’avventura ricomincia: ci sarà da riprogrammare una nuova stagione, con l’augurio che sia ricca di nuovi successi e soddisfazioni, e che dia maggior lustro a “Campli Nostra”.



Appello degli Amici del Basket camplese (10/5/2004)

Mai come questa volta la pallacanestro camplese è sul punto di scomparire.

Le ultime notizie riportate da stampa e televisione hanno parlato di società in vendita.
Ci auguriamo sinceramente che siano soltanto notizie per “smuovere le acque” e che mai si arrivi a tanto. Privare Campli del suo unico sport sarebbe un delitto imperdonabile!!!

Diverse volte, in passato, la società ha attraversato momenti critici a causa di grosse difficoltà economiche, ma ha sempre trovato la forza necessaria per venirne fuori grazie, soprattutto, ad un patrimonio genetico essenziale: l’entusiasmo!!!

Un sentimento che da qualche tempo è andato via via scemando per lasciare il posto ad una totale e generale indifferenza. Assai più dannosa di mille bilanci negativi.
Con il PalaFarnese muto e spoglio, anche nelle partite decisive per la salvezza, si è capito in modo inconfutabile ed evidente la gravità della crisi che ha coinvolto l’intera tifoseria farnese. Quella stessa tifoseria che, non più tardi di un anno e mezzo fa, accorreva in massa al palazzetto e seguiva la squadra anche in trasferte lontane.

Non si può dimenticare, in questo momento difficile, che Campli è stata ai vertici della pallacanestro nazionale, coinvolgendo, con la sua PASSIONE sportiva, una intera cittadinanza.

A questo punto, comunque, non serve a nulla cercare i colpevoli né individuare le responsabilità per la situazione che si è venuta a creare. Esiste ed è un dato di fatto. Rimbalzarsi le accuse, anche con offese ed insulti, è controproducente e serve soltanto ad infiammare ancora di più gli animi di tutti. Non è questa la strada che può servire a riavvicinare l’attuale dirigenza a quelli che a stento trattengono le lacrime per il dolore di un amore che si sta perdendo. Gli insulti e le offese sono sempre ingiustificabili, da qualsiasi parte provengano.

Occorre invece trovare una unità di intenti ed avere l’onestà intellettuale di ammettere i propri errori e farne ammenda.
Una associazione sportiva può anche essere costretta, per motivi economici, a dover cessare la propria attività (ne abbiamo avuto, di recente, esempi illustri anche da squadre di serie A ). Dalle ceneri di un crack finanziario si può anche risorgere a patto, però, che rimanga intatta la componente essenziale: l’entusiasmo della gente. Senza di esso non esistono rimedi e si è destinati a scomparire.

E’ necessario, quindi, che prevalga il buon senso e che qualcuno dia segnali importanti e, soprattutto, positivi, anche con umiltà ( da non confondere con la sottomissione ). Bisogna cercare il coinvolgimento totale e sincero di tutto l’ambiente camplese che, al di là delle recenti e scottanti delusioni, resta sempre innamorato di questo sport meraviglioso. La teoria del “ chi non è con me è contro di me” non ha mai pagato e mai pagherà: i risultati sono lì a dimostrarlo.

L’essere riusciti a ripianare una difficile situazione finanziaria è, indiscutibilmente, un titolo di merito. Ma questo non è tutto, non può essere tutto!!!
Nello sport, oltre ai soldi, esistono, per fortuna, anche altri importantissimi valori ed è a questi che bisogna appellarsi per far sì che un patrimonio che dura da oltre sessant’anni non vada perduto per sempre ed irrimediabilmente!!!

Bisogna necessariamente tornare al clima, seppure rivisto e corretto, di quando la società sportiva era rappresentata da un gruppo compatto di veri e disinteressati amici.

Di quando le famiglie camplesi facevano a gara per invitare i giocatori alle loro tavole imbandite di succulenti pietanze.

Di quando per seguire la propria squadra venivano organizzati uno, due, tre pullman colmi finanche di bambini e attempati tifosi.

Di quando si organizzavano in massa le feste di carnevale , le cene sociali, i tornei di briscola, i cucù, le lotterie.

Devono necessariamente tornare i tempi in cui le riunioni sociali duravano fino a notte fonda e poi si andava a fare una “tazza” dal compianto e indimenticabile Mariolino Del Paggio, al “Pozzo dei Farnese”, o a scroccare i fragranti cornetti al cioccolato presso il forno del buon Vittorio Meloni.

I tempi in cui per responsabilizzare e coinvolgere più dirigenti possibili ci si inventava sempre nuovi ruoli nell’organigramma societario.

I tempi in cui il tenace Giorgio Di Pancrazio fungeva da apripista per la raccolta di fondi, casa per casa, e gli accompagnatori, per l’imbarazzo della “questua”, si defilavano proprio in prossimità dell’uscio.
I tempi in cui Romano Tempera, nelle vesti di eccellente cuoco, preparava deliziose cenette presso la sede sociale.

I tempi delle collette per collegarsi, numerosi dentro i bar, dal telefono fisso, con i campi esterni per seguire con passione (eh già, PASSIONE!) l’andamento delle partite della nostra compagine.

I tempi in cui le cosiddette campagne-acquisti dei giocatori si svolgevano in “piazza” (leggasi sede sociale) e nelle quali, per lunghissimi giorni, buona parte dei cittadini, con grande partecipazione, si sentivano al contempo allenatore, dirigente, direttore sportivo, tifoso. Alcuni, addirittura sostituendosi ai dirigenti, si alternavano nelle ore dei pasti pur di non perdere neppure una chiamata al telefono, perché essa poteva significare un contatto importante o una conferma di un giocatore, anche molto noto, che accettava di venire a giocare nella minuta Campli, magari da società e metropoli prestigiose.

I tempi in cui, folgorato anche lui (coach Maurizio Benetti) dalla PASSIONE, lui che veniva da lontano, omaggiava i propri beniamini con t-shirt con su scritto: i’ so d’ lu chimpl.
Anche questa era pallacanestro!
…e che tornino stabilmente, sulle divise delle nostre squadre, i mitici e tradizionali colori sociali: il bianco e il rosso.
Su ciò invitiamo sommessamente a meditare.
Tutto il resto sono solo chiacchiere.
Forza Campli!!!

Lì, 10 maggio 2004 gli Amici del Basket camplese



Aspettando la Fenice (luglio 2004)

Il Campli basket, una tra le società più antiche della F.I.P. è scomparsa dal panorama cestistico nazionale.
Dopo la retrocessione senza appello (solo otto vittorie) dalla serie B d’Eccellenza, il presidente Aldo Maddes ha venduto il titolo al Silvi basket.
Così il presidente, che sembrava il salvatore della patria, ha scritto l’ultima funesta pagina della gloriosa storia del Campli basket (serie A nel 1961-62).
Una fine amara, triste, sconsolante che i camplesi, tifosi tra i più “caldi” e competenti d’Italia, non meritavano.
Il pubblico del palazzetto aveva ragione, non si fidava di Maddes edelle sue scelte tecniche (vedi l’allenatore).
Sbagliare è umano, molte volte è successo, molte volte la squadra è retrocessa, ma ogni volta s’è ricominciato, sempre e comunque. Quanti presidenti hanno lasciato la società, dopo disastri sportivi e finanziari, senza nemmeno pensare di vendere il titolo se pur svenati nelle finanze. Si lasciava in sede o nelle mani del Sindaco il titolo sportivo, perché altri camplesi di buona volontà, in tempi e modi decantati, lo raccogliessero come un testimone per proseguire il cammino. Questo è stato un codice d’onore tacito scritto nell’animo di tutti i presidenti camplesi della pallacanestro cittadina.
Nessuno mai ha messo di fronte a un aut aut i dirigenti societari; nessun presidente ha detto: « se nessuno vuole prendersi al momento la società, io la vendo».

Maddes si dice competente di basket, efficace dirigente, pragmatico amministratore, ma non ha il cuore e le viscere di un camplese che per generazioni ha vissuto di pane e basket.
Lui non è mai entrato nella logica sportiva dei camplesi, schietti e sinceri, severi e passionali, ma soprattutto innamorati di basket e attaccati ai propri colori sociali.
Già da due stagioni i tifosi avevano fatto capire certe discrepanze evidenti di scelte tecniche, ma Maddes imperterrito è andato per la sua strada; io gestisco le finanze, io faccio la squadra, io faccio le scelte. Scelte che il parquet ha stabilito sbagliate.
L’arroganza non premia mai, Maddes cui fino a ieri si tributava un riconoscimento d’impegno, passerà alla storia cestistica camplese nel modo più brutto: come l’uomo che non ha saputo donare; come il presidente che ha saputo vendere (per riprendere) e distruggere; come il “generale” che non ha saputo aprire una breccia nei cuori delle proprie “truppe” di tifosi.


Addio Maddes, i camplesi non ti rimpiangeranno e forse, come per la Fenice, dalle ceneri di tua mano, sapranno risorgere e trovare energie per una nuova squadra ancora protagonista nel mondo cestistico nazionale.