Nereto è stata la sede di tante prime volte, divertenti, ma pure della prima caduta in moto, proprio vicino al cimitero.
Nereto è un pezzo di cuore, che batte ancora, ogni tanto, dalla cima di quella scalinata, da dove dominavamo la nostra Arena per le occasioni di gala, il nostro Romeo Menti, che qualche cuore di cemento vorrebbe oggi buttar giù, privandoci anche solo dell’emozione di riscendere quei gradini e di risentirci ancora, per un attimo, immortali e pronti a tutto.
Nereto è proprio un pezzo di cuore, e il basket non c’entra niente.

Ma Nereto mi è stata, per un anno, particolarmente cara pure per ragioni cestistiche, e questa che voglio raccontarvi è appunto una storia ambientata a Nereto.
E’ una storia tipicamente all’italiana, col lieto fine all’italiana, se avessi una formazione culturale e sociale adeguata potrei allungarvi antecedenti nella tradizione ellenica o romana, o magari più sommessamente nei romanzi europei post-Rivoluzione industriale, ma è solo una tipica storia all’italiana, di quelle che in genere finiscono a taralli e vino, con la differenza che stavolta è finita saziati d’una Capra al sugo “alla Neretese”.
Chi passa qui da tempo saprà bene della profonda ed istintiva simpatia con cui ho seguito il Nereto Basket dallo scorso novembre, cioè da quando mi recai per la prima volta a vederlo giocare, e vincere, contro il Roseto Sharks di Martinelli, nella palestra di Via Verdi, pochi giorni prima del tornado che sarebbe finito addosso ai vibratiani del Presidente Fausto Minora, ai tempi in piena zona play-off: partite perse a tavolino 0-20, penalizzazioni in classifica, maxi-squalifiche a Chuckwuka, Ben Lawmann, dirigenti, magazzinieri e semplici passanti, maxi-multe ed ultimo posto in classifica.
Il mirabolante “caso-Ghidini”, under cittadino italiano nato a Santo Domingo da cittadino italiano, un massacro basato – nella migliore delle ipotesi – su un difetto formale nella speciale procedura di tesseramento senza alcuna, ma proprio nessuna, influenza sostanziale sulla regolarità sostanziale delle gare fin lì disputate dal Nereto.
Dopo il massacro scrissi pure “James Naismith tiferebbe per il Nereto Basket”, tanto per dare l’idea di quanto mi stesse a cuore la causa. E rimasi già al tempo colpito dal grande coraggio del Presidente Minora, un coraggio che oggi a ripensarci mi sconvolgerebbe proprio, conoscendo meglio le dinamiche del sistema di potere del Presifighissimo della FIP Abruzzo, Francesco Di Girolamo.
Prima di arrivare al lieto fine, voglio ripercorrere con tutti voi le tappe di questa storia finita degustando una Capra alla Neretse a casa Minora, la sera del conferimento della cittadinanza onoraria Neretese a Pino Sacripanti, lo scorso 10 Novembre 2010.
Prego intanto la regia preparare tutti i contributi grafici ed anche il video finale.
Partiamo dal comunicato che il Nereto Basket inviò al portale Molisebasket.net all’indomani della sconfitta a Penne del 25/10/2009, gara per la quale il Presifighissimo… ops, volevo dire l’ex designatore Marchegiani aveva misteriosamente designato, appunto, l’arbitro nazionale Fernando De Panfilis, già ai tempi noto presso gli addetti ai lavori come “portaborse del Presifighissimo” causa l’impiego alle dipendenze dell’Ufficio Gare diretto dalla moglie del Presifighissimo, Paola Cremonesi:
Siamo qui a lamentare il poco buon senso dei direttori di gara, i quali spesso si inalberano in onore di un regolamento che a nostro modesto parere andrebbe interpretato con logica e, scusate la ripetizione, BUON SENSO.
In quel di Penne, Il Nereto Baasket è stato mutilato del pivot Chukwuka e degli allenatori per una rigida presa d'atto del regolamento, il quale prevede che i documenti fotocopiati siano autenticati da organi che a nostro parere non autenticano nulla (vedi amministrazioni comunali, alcune lo fanno ed altre no), nonostante detta mutilizione il Nereto ha disputato una gara dignitosa e, scusateci, poteva anche non disputare la gara in segno di protesta, visto che nelle altre gare già disputate, detto regolamento non è stato applicato rigidamente come in questa gara, forse per la soggettività degli individui (direttori di gara). Ma gli altri direttori di gara precedenti sono in difetto? Attuando il regolamento come richiede la "totalitarietà" del caso, questi ultimi, dovrebbero incappare in provvedimenti disciplinari, non vogliamo questo, noi vogliamo bene a questo sport che non ci merita.
Scusate lo sfogo, sono trent'anni di nostra attività e non cambia mai nulla, per questo siamo dietro ad altri sport (vedi pallavolo).
Nereto Basket Associazione
A stretto giro, sullo stesso portale molisano, arriva la replica del Presifighissimo della FIP Abruzzo, con insospettate vette di autoironia:
Non e’ mio costume replicare in pubblico a chi preferisce instaurare, invece di un proficuo colloquio interpersonale, una polemica unilaterale volta a screditare chi opera per lo sport. La responsabilità di un incarico decisionale implica il coinvolgimento in critiche e in situazioni delicate. L’esperienza, invece, aiuta ad agire con serenita’ e, talvolta, a sorvolare, fingendo disinteresse.
Non quando l’accusa turba non l’individuo, ma l’intero sistema che rappresenti. Soprattutto quando la verita’ viene distorta a piacimento. Le norme regolamentari, nella loro quasi interezza, non sono soggette ad interpretazioni. Una di queste e’ fortemente quella del riconoscimento dei partecipanti alla gara.
E’vero che nella situazione dell’incontro Penne–Nereto erano presenti dei documenti fotocopiati. Corrisponde anche al vero che un atleta extracomunitario possa avere con sé un siffatto esemplare. Ma e’ assolutamente falso che lo stesso possa bastare se non accompagnato da un visto della Questura e dalla ricevuta vidimata della richiesta, non di un semplice unilaterale versamento di un prolungamento del visto stesso. Nessun boia, quindi.
E’ anche vero che sarebbero stati mutilati anche gli allenatori. Perche’ non riferire, pero’, che il provvedimento ha colpito anche l’assistente, perfettamente in regola, solo perche’ il capo allenatore aveva un documento fotocopiato e, quindi, gia’ qui completamente irregolare per la sua partecipazione alla gara, tra l’altro privo di una qualsiasi autentica. E, senza il primo allenatore, il secondo, inopinatamente tesserato solo con questa qualifica, non aveva alcun diritto. Tutti gli altri, in regola, diventano, per non usare parole forti, figli di un dio minore.
Sulle considerazioni rivolte alla Pubblica Amministrazione ritengo, senza alcun commento, di lasciare spazio a quanto scritto dalla societa’ Nereto, ribadendo, pero’, l’assoluto riconoscimento di questa Federazione dell’esistenza di norme statali.
Il riferimento a precedenti incontri porta ad una considerazione senz’altro profonda. Si chiede, molto velatamente, un provvedimento nei confronti di chi, con leggerezza definita molto opportunisticamente “buon senso”, avrebbe sorvolato su ripetuti episodi di riconoscimento di atleti della stesse societa’. A prescindere dalla esattezza dei fatti, supposti ma non assodati, verranno effettuati degli opportuni accertamenti.
Quali considerazioni dobbiamo, invece, fare di chi violando apertamente i principi di lealta’ e correttezza, ha partecipato a gare, come dichiarato dalla stessa societa’, alcune anche con esito vincente, pur non avendone diritto e inducendo gli ufficiali di gara all’errore?
Le conclusioni della societa’ lasciano sinceramente esterrefatti. Pur apprezzando il notevole sforzo di convivere con chi non e’ alla propria altezza, rimane difficile pensare a non migrare verso altri sport chiaramente indicati nonostante siano trascorsi ben trent’anni.
Viene allora spontanea una considerazione che l’amore per la pallacanestro, la fierezza che nobilita chi, nel pieno rispetto delle regole, la pratica e il continuo espandersi delle nostre attivita’ smentiscono decisamente quanto dichiarato.
Cordialmente
Francesco Di Girolamo, presidente Fip Abruzzo
Poi arriva il caso-Ghidini, provvedimenti emessi dal giudice sportivo il 10/11/2009 all’indomani della vittoria contro gli Sharks del munifico patron Martinelli, grandissimo amico del Presifighissimo, sanzioni già ventilate giorni prima da “profetiche” fonti rosetane.
Nereto fa immediato ricorso in secondo grado alla Commisssione Giudicante Regionale, ed ecco cosa rispondono:
“ COMMISSIONE GIUDICANTE REGIONALE
L’anno 2009 nella seduta del giorno 19 novembre in Pescara, la Commissione Giudicante
Regionale composta dall’Avv. Stefano Durante (Presidente), e dall’Avv. Mario Amicarelli
e dall’Avv. Franco Profeta (componenti), esaminato il ricorso della Società Associazione
Nereto Basket avverso i provvedimenti disciplinari sanzionati nei confronti degli atleti Ghidini
Lawman e Chukwuka della società medesima dal GIUDICE SPORTIVO N. 14 COMUNICATO
UFFICIALE N. 26 DEL 10/11/2009 Campionato Regionale serie C per fatti relativi alle
“gare del 01.11.09, 04.11.09, e 08.11.09 campionato regionale serie C” evidentemente
riferito alle gare n. 46 – 50 e 61, disputate rispettivamente contro Lanciano Basket,
Pallacanestro Martinsicuro e ASD Roseto Sharks
Verificato che il ricorso non contiene “gli estremi del versamento del contributo ovvero
la relativa autorizzazione di addebito”, come prescritto a pena di inammissibilità dall’art.
76 R.G. ;
che il ricorso non risulta essere stato comunicato – notificato dalla società istante a tutte
le altre società contro interessate, in particolar modo alla società Lanciano Basket,
come previsto dall’art. 72 c. 5 R.G., dal che discende ulteriore motivo di inammissibilità
del ricorso ex art. 75 c. 3 R.G.
che comunque il ricorso è infondato anche nel merito, ciò che giova precisare data la
particolarità del caso, posto che dallo stesso contenuto del ricorso se ne desume
l’infondatezza avendo la società ricorrente dichiarato espressamente che:
a) “il giocatore Emmanuel Ghidini veniva concesso in prestito dall’Alba Adriatica basket.
Avendo il giocatore in questione la cittadinanza italiana, ed ignorando il fatto che lo
stesso fosse nato all’estero, in assoluta buona fede l’esponente ha omesso
di applicare la particolare procedura prevista dal comma 5 dell’art. 38 del R.E.”
b) “La reiterazione della condotta presuntivamente irregolare costituisce anzi prova
di buona fede dovendo interpretarsi a contrario, nel senso che se l’istante avesse
avuto cognizione della situazione effettiva ben si sarebbe guardata dal proseguire
nella condotta irregolare.”;
che tali argomenti dimostrano di per sé la grave colpa della società che, pur avendo
tesserato l’atleta per la stagione sportiva in corso DOVEVA AVVEDERSI e comunque
NON POTEVA NON AVVEDERSI del fatto che l’atleta Ghidini fosse nato all’estero, con
tutto ciò che ne consegue in termini di irregolarità della sua partecipazione alle gare
in uno ad altri due atleti tesserati a norma degli artt. 37 e 38 RE. Peraltro dal
carteggio ripassato tra la Federazione – Giudice Sportivo Regionale e Associazione
Sportiva Nereto, precedente all’irrogazione delle sanzioni, si desume che la società
sportiva ricorrente era stata più volte avvertita delle irregolarità che si stavano
perpetrando relativamente alla posizione dei tesserati, sicché non è assolutamente
possibile invocare la sussistenza di mera colpa lieve, ma di vera e propria colpa
grave nella condotta sanzionata.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso perché inammissibile sotto duplice profilo e comunque infondato
nel merito, confermando per l’effetto tutte le sanzioni irrogate dal G.S. con
i provvedimenti in epigrafe. Dispone conseguentemente l’incameramento integrale
del contributo per il ricorso.
IL PRESIDENTE I COMPONENTI
Avv. Stefano Durante Avv. Mario Amicarelli
Avv. Franco Profeta”
Intorno a metà dicembre 2010 ricevo e pubblico questa lettera ricevuta dal Nereto Basket ed inviata in data 24/11/2009 alla FIP Abruzzo, per la quale mi si fa presente di non aver ricevuto alcuna risposta dopo tre settimane:
“Non è difficile capire che, dopo la ns. lettera aperta di lamentela pubblicata sul sito “BASKET MOLISE”, ci si è accaniti contro di noi in maniera sproporzionata.
Pensiamo che un Presidente Regionale debba essere “ IL PRESIDENTE”di tutte le società che lo hanno eletto, e anche di quelle che non lo hanno eletto.
Pensiamo che, invece di richiedere i documenti del Chukwuka, sviando elegantemente il tutto, ci si poteva richiedere la FORMAZIONE del Ghidini, da noi sconosciuta e conosciutissima da parte del Comitato stesso, ciò annulla completamente il dolo da parte nostra.
Pensiamo che, le società sono patrimonio del Comitato Regionale e di tutto il movimento Nazionale, pertanto ogni Comitato dovrebbe tutelarle e correggerle con cordialità e non condannarle con impavido cinismo ad una lenta agonia.
Pensiamo che, i sacrifici di ogni dirigente vanno rispettati soprattutto in questi momenti di buio economico, perché senza la loro lucida follia non si potrebbe parlare di: Federazione Italiana Pallacanestro.
Pensiamo che, abbiamo ricevuto un grosso torto, su di noi è caduta la mannaia della “ GIUSTIZIA SPORTIVA”, a differenza di altre società, le quali non hanno avuto lo stesso trattamento a noi riservato, e sono state gentilmente avvisate dell’errore commesso, difatti successivamente non hanno presentato più n° 3 stranieri in panchina.
Tutto ciò rafforza la nostra volontà a continuare per la nostra strada che percorriamo fin dal 1979, con onestà, con umiltà, e tanta, tanta dignità.
Saluti”
Fausto Minora non si arrende e arriva a denunciare il comportamento della FIP Abruzzo, nella persona del suo Presifighissimo, alla Procura Federale FIP di Roma, lamentando, oltre all’ingiusto danno subito dalla sua Società nel caso-Ghidini, la difformità di trattamento col caso Gimenes Portes, il terzo giocatore straniero “pretesamente” impiegato dai Roseto Sharks nella gara di Campobasso contro l’Olimpia del 24/10/2010, senza che il sodalizio del munifico e grande amico del Presifighissimo, Michele Martinelli, ricevesse alcuna sanzione.
La Procura Federale apre l’indagine ma il tutto viene archiviato, stando a quanto fatto trapelare da stesse fonti neretesi, e lo riporto solo a titolo di rumors per dovere d’informazione, perché “avete ragione, ma non possiamo…”
Archiviato.
E’ almeno la terza volta che Di Girolamo viene denunciato alla Procura Federale col “rischio” che la FIP Abruzzo venga commissariata, ed è ancora un’archiviazione.
La FIP Abruzzo invece continua ad ospitare manifestazioni ed eventi nazionali in Regione, ristorando i tanti federali al seguito, compreso il mitico Dino Meneghin, quello anche delle monetina a Pesaro, che non più tardi di qualche settimana fa stava a Roseto per il Premio Giunco, riverito dal Presifighissimo accompagnato da sua moglie Paola Cremonesi.
Archiviato, Minora ha avuto il grande coraggio di portare il Presifighissimo alla Procura Federale, solo ed a faccia scoperta dalla sua Nereto contro il ramificato Sistema di Potere trans-regionale del Presifighissimo, è arrivato ad un passo dalla grande vendetta, dal costringere Di Girolamo a trovarsi un altro lavoro… ma la nebbia talvolta può essere più forte della ragione o del torto.
A Roma archivieranno, intanto Nereto ha tentato di risalire qualche posizione in classifica, ma dovrà arrendersi ad una inevitabile retrocessione sul campo ai play-out, chiudendo la stagione con una sconfitta di 50 in casa, abbandonata poche ore prima pure da Lawmann e Chuckwuka.
Nella fanzine neretese, a fine febbraio 2010, si poteva leggere:
““Avevamo allestito una squadra per ben figurare, invece ci ritroviamo a combattere per non retrocedere.
La volontà di qualcuno si sta realizzando e speriamo che non si realizzi completamente anche e soprattutto per il semplice motivo che, se si retrocede, matematicamente, ci verrà negato il diritto del ripescaggio. (…)
Abbiamo visto un grandissimo basket fino a quando non è intervenuta inesorabile la mannaia della “Giustizia Sportiva” e francamente ne potevamo fare a meno, ma, avevamo dato fastidio a chi doveva, favori trasversali per obbligazione”.
Nereto avrebbe fatto ampiamente i playoff con la squadra completata ad ottobre, con un talento come Ben Lawmann (tornato qualche mese fa in Italia, sempre in C2 ma in Lazio, mi pare Viterbo), un ispiratissimo play come Lee Ross e Xillo e Chuckwuka sotto canestro, con una buona rotazione a 7-8. E invece retrocede sul campo, aggrappato ad un ripescaggio da richiedere al Presifighissimo /sua moglie per non sprofondare in Serie D.
Estate, vuoto di sceneggiatura.
E quel ripescaggio, “matematicamente” proibito, invece arriverà, fors’anche perché non ci sono più Sharks da far entrare in corsa un po’ così, fors’anche perché c’è la crisi e Pineto si unisce ad Atri, fors’anche perché Di Girolamo ci tiene a potersi vantare di non aver ridotto il numero di campionati regionali né le partecipanti a differenza di altre Regioni.
No, in Abruzzo continuano ad esserci quasi le stesse squadre e tutte – ma proprio tutte – votano per lui, se poi tolto il Teramo Basket c’è il deserto… non è da sottovalutare che ci siano sempre tutte le squadrette in Promozione e Serie D, e che votino tutte per lui.
Il Nereto dell’inviso Minora viene ripescato in C Regionale per il corrente torneo 2010-11, ma con una brutta sorpresa: la palestra di via Verdi non viene riomologata, tutti ad Alba e con pochi allenamenti.
Il Nereto del coraggioso Minora è stato ripescato, “contro la matematica” per andare dietro la fanzine, ed il 10 Novembre 2010 presso il comune di Nereto amministrato dal Sindaco Minora, un altro Minora, c’è il conferimento della cittadinanza onoraria a Pino Sacripanti, evento fortemente voluto dal Minora Presidente del Nereto Basket.
Il portale Cityrumors riferisce:
“Nereto.
Una pergamena, con su impresse le motivazioni, per suggellare un legame con il territorio d’origine, in realtà, mai reciso. Questo pomeriggio il consiglio comunale di Nereto ha conferito la cittadinanza onoraria a Stefano Sacripanti (per tutti Pino), allenatore della Pepsi Caserta (seria A di basket e della Nazionale under 20).
Il conferimento della cittadinanza del giovane allenatore brianzolo, però, non è casuale: il nonno Concetto e il papà Luigi, infatti, sono neretesi purosangue, e solo situazioni contingenti (papà Sacripanti negli anni ’60 si era trasferito a Cantù per questioni di lavoro) hanno poi dato natali diversi al coach. Un pizzico di emozione, ovviamente, si è disegnata sul volto e nelle parole di Sacripanti. Il consiglio comunale (orfano delle forze di minoranza, che hanno disertato la seduta non condividendo il modus operandi del centrodestra, ma non le motivazioni) di consegna della cittadinanza è avvenuto nella sala Allende, gremita di sportivi (tra tutti Fausto Minora, padre putativo del basket cittadino e fautore del riconoscimento per Sacripanti), cittadini e di autorità politiche (erano presente Giandonato Morra, Emiliano Di Matteo e Raimondo Micheli) e sportive (il presidente del comitato abruzzese Francesco Di Girolamo e il vice-presidente Antonio Meco). “ Le motivazioni della cittadinanza onoraria”, ha spiegato il sindaco Stefano Minora, “ sono il frutto delle origini del coach, del suo lavoro ed impegno nel settore giovanile. Non è stata casuale nemmeno la data del riconoscimento, quando si festeggia San Martino, e molti neretesi tornano a far visita alla città d’origine”.
Che bello, e avete notato: c’erano anche il Presifighissimo ed il suo vice Antonio Meco, erano stati personalmente invitati dal ribelle Minora (non il Sindaco).
Che se li porterà poi anche a cena, a casa sua, a mangiare la capra alla Neretese.
Ce lo confermano, senza pudore ed anzi ostentandolo, i due vecchi grandi nemici Francesco Di Girolamo e Fausto Minora, protagonisti di un esilarante siparietto in una puntata di Time Out, il rotocalco cestistico di Tv Sei condotto dal Capo di Gabinetto part-time del plebiscitario Sindaco di Roseto, quel Luca Maggitti perfetto cerimoniere di questo meraviglioso lieto fine.
Ve lo consiglio di cuore: il cabaret parte da 1 ora 19 minuti e 50 secondi finché resisterete, mi permetto di consigliarlo anche agli amici molisani di Ripalimosani ed Isernia poiché si parla anche delle vostre strutture…
Ed alzando la mano, per poi spalleggiarlo nel delizioso ricordo, il suo vecchio nemico Minora non fa altro che certificare questo commovente riabbraccio.
Il messaggio che passa è rivolto a tutti gli altri dirigenti o banalmente addetti ai lavori: vedete, voi che probabilmente non avrete mai il coraggio che ha avuto Minora? E’ tornato al mio ovile persino lui, che pure sarebbe un purosangue, chi ve lo fa fare di provarci voi a scappare, miti pecore?
Commovente, veramente commovente.
E’ una storia a lieto fine, è una storia molto italiana.
Però a me piace rivolgere un pensiero finale a quella Capra, a quella Capra neretese immolata al banchetto quella sera a casa Minora e data in pasto ai Di Girolamo e ai Meco.
Un pensiero stavolta affranto, di profondo dolore, per la fine ignobile patita da quella innocua Capra.
Perché son certo che quella Capra ne avesse tanta, ma tanta, ma tanta tanta.
Di dignità.

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RispondiEliminacheap nolvadex